Varese - 12 marzo 2025, 17:37

«Io, ristoratore varesino e i calici vuoti dopo il nuovo codice della strada. Tra "terrorismo", taxi e navette inesistenti, c'è almeno l'esempio positivo dei giovani»

La lettera di un gestore di un locale varesino: «Il calo di clienti all'ora degli aperitivi e il consumo di vino ai pasti è stato importante. È passato il messaggio sbagliato: un bicchiere di vino, se accompagnato da un piatto in compagnia, non è un delitto ma un momento di aggregazione. I più giovani arrivano in gruppo, tirano la monetina e chi deve guidare sceglie una bibita o l'acqua. Ma l'alternativa (taxi e navette la sera dei weekend) a Varese non esiste»

«Io, ristoratore varesino e i calici vuoti dopo il nuovo codice della strada. Tra "terrorismo", taxi e navette inesistenti, c'è almeno l'esempio positivo dei giovani»

«Da gennaio a oggi, soprattutto venerdì e sabato sera, il calo di clienti all'ora degli aperitivi è stato importante, così come quello di chi ordinava un bicchiere di vino ai pasti. Il "terrorismo" mediatico seguito all'introduzione del codice della strada, che mantiene inalterati i limiti consentiti per il consumo di alcol ma inasprisce le pene per chi è alla guida, se può essere servito in alcuni casi ad evitare l'abuso, dall'altro lato ha fatto passare il messaggio sbagliato secondo cui un bicchiere di vino è bandito»: a dirlo in una lettera a VareseNoi è un ristoratore varesino che vive non dell'abuso di alcol ma «della degustazione di un prodotto per cui l'Italia è famosa nel mondo come il vino, o di un cocktail, come momento di aggregazione». 

«È passato soltanto un messaggio - ci dice in questa sua lettera che proponiamo ai lettori - e cioè quello che svuota i bicchieri di chi stava in compagnia nel mio come in altri locali. Vi chiedo se è giusto che non venga detto anche altro, e cioè che se stai un paio d'ore a tavola con amici degustando un paio di bicchieri di vino non significa tornare a casa in preda ai fumi dell'alcol, ma bere consapevolmente, stuzzicando qualcosa assieme. È giusto che in una media o piccola città come Varese nelle sere dopo l'aperitivo non ci sia modo di chiamare un taxi per spostamenti di pochi chilometri perché i mezzi sono pochi, il prezzo importante o, come è stato detto ad alcuni clienti e non solo la sera, non è conveniente condurre un varesino o un visitatore da un punto all'altro della città se il tragitto è, per fare un esempio, da via Como a viale Valganna? Ed è davvero così impensabile pensare a dei bus navetta almeno nelle serate primaverili ed estive dei weekend?».

«Se i giovani danno l'esempio, organizzandosi sempre più spesso con macchinate in cui l'autista, a turno (di solito tirano la monetina), beve una bibita o un bicchiere d'acqua - prosegue la lettera - e se anche nel nostro caso lasciamo ai clienti la bottiglia di vino non completamente consumata da finire a casa, credo che serva comunque buonsenso da parte di tutti. È capitato che dopo la pausa pranzo un mio cliente, che aveva bevuto un bicchiere e mezzo di vino (quel "mezzo" in più gli era stato offerto per festeggiare con un brindisi il suo compleanno), sia stato trovato con il tasso alcolemico di 0.6 e, alla richiesta di poter attendere mezz'ora per poter rifare il test, gli sia stato risposto picche. Risultato: patente ritirata per un bicchiere e poco più. Lo dirà anche la legge, ma è giusto?».

Redazione

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