Storie - 26 febbraio 2025, 15:36

Da San Fermo ai teatri di tutto il mondo: «La musica è una compagna di vita, non tradisce mai»

Intervista a Francesca Lombardi Mazzulli, soprano di Varese, star internazionale del canto barocco, arrivata a incidere 29 album da protagonista e a salire sui grandi palcoscenici (l'ultimo a Venezia): «I personaggi da interpretare arrivano da soli, e ogni volta è una gioia». La novità dell'agenda è l'insegnamento: «Dà tanto a livello personale, lo manterrò per sempre». Il suo rapporto con la città: «Mi ha dato tanto e appena posso ci ritorno sempre. Come tante soffre però la mancanza di attenzione sull’educazione artistica e musicale, spingendo i talenti ad andarsene»

Francesca Lombardi Mazzulli (foto di Giacomo Miglierina)

Francesca Lombardi Mazzulli (foto di Giacomo Miglierina)

«Non potrei vivere senza musica, lei non mi tradisce mai ed è la mia vera compagna di vita. Sono un trattore, non mi fermo davanti alle difficoltà, cerco di andare avanti e superarle, da sola, come ho sempre fatto». Francesca Lombardi Mazzulli incomincia così la nostra chiacchierata via Whatsapp, perché tener dietro alla sua agenda è praticamente impossibile: è richiesta dai teatri di mezzo mondo e vive con la valigia in mano, così la intervistiamo mentre parla dal suo albergo a Venezia, prima delle prove per lo spettacolo al Gran Teatro la Fenice, dove il 7 marzo sarà Doralice ne “Il trionfo dell’amore” di Alessandro Scarlatti, sotto la direzione di Enrico Onofri per la regia di Stefano Vizioli.

L’opera è in scena per omaggiare i 300 anni dalla scomparsa di Scarlatti, e Francesca, varesina nata l’8 maggio, festa di San Vittore, e cresciuta a San Fermo, è molto contenta del ruolo: «È perfetto per me, da soprano secondo quale sono, è un ruolo appositamente concepito nell’opera barocca e oltretutto il regista ha pensato di inserire una vena comica che non dispiace». Lombardi Mazzulli è reduce da un recital tenuto a Stoccolma per l’Istituto italiano di Cultura diretto da Francesco di Lella, assieme ad altre due cantanti di spicco del repertorio barocco, Sonia Prina e Roberta Invernizzi, mentre lo scorso dicembre ha cantato al Mégaron Mousikis Athinon di Atene il “Te Deum” di Lully e quello di Marc-Antoine Charpentier diretta dal greco George Petrov.

Nel 2024 Francesca ha anche sostenuto il ruolo di Vitellia ne “La clemenza di Tito” di Mozart al Gluck Festspiele di Bayreuth, opera che rifarà in lingua tedesca a Bad Lauchstadt.

«Lo scorso anno ho anche cantato al Festival Valle d’Itria come Ginevra nell’“Ariodante” dello stesso compositore, sotto la direzione dello specialista Francesco Maria Sardelli per la regia di Torsten Fisher, con un grande successo personale. Poi sono stata in Corea del sud, al Daegu Opera Festival, interpretando Angelica ne “L’Orlando furioso” di Antonio Vivaldi. A maggio, invece, debutterò nel “Salomon” di Händel al Göttingen Festspiele».

C’è però una grande novità nell’agenda del soprano varesino, l’insegnamento: «In realtà ho sempre insegnato, fin dai tempi del Liceo musicale di Varese. Ora però la cosa ha assunto altre dimensioni. Nel 2024 tenevo un corso di canto lirico a Vibo Valentia, mentre quest’anno sono al Conservatorio di Cosenza, dove insegno canto rinascimentale e barocco, poi all’Accademia di Fiesole, con Sardelli e Bettina Hoffmann. Qui da tre anni ho un corso di prassi esecutiva barocca. L’insegnamento mi dà molto a livello personale, sto imparando parecchio anche per la mia voce, che ha raggiunto il massimo delle sue potenzialità. Oggi mi sento sicura, avevo bisogno di conoscere e studiare, avvicinandomi al mondo teorico e della pratica vocale. Compio un lavoro di ricerca nel repertorio, scoprendo ogni volta ruoli dimenticati che riporto in vita con grande soddisfazione. Il mio futuro? Spero di cantare ancora in teatro per 10-15 anni, ma al canto affiancherò sempre l’insegnamento».

Francesca, 42 anni a maggio, è una vera self made woman, con volontà e determinazione ha saputo assecondare perfettamente i grandi mezzi vocali che la natura le ha fornito.

«Da ragazza ero un po’ pazzerella, e molti pensavano che non ce l’avrei fatta, possedevo questo talento naturale ma avevo meno consapevolezza dei miei mezzi, a volte non mi sono sentita pronta, perdendo qualche treno importante, del resto ho fatto tutto da sola, senza alcuna spinta, a prezzo di grandi sacrifici. Oggi mi sento matura, anche grazie alle persone che mi sono state vicine, dall’unico che chiamo Maestro, Francesco Miotti, che mi ha scoperto e sostenuto, alle colleghe Vivica Genaux e Sonia Prina, fino a Luciano Pavarotti e Mirella Freni che mi diedero lezioni, e soprattutto al mio attuale compagno Mauro, il mio sole e la mia luna». 

A Venezia, Francesca ha portato con sé chine e pennini, per assecondare l’altra sua passione, la pittura. «Spero di riuscire a buttar giù qualche schizzo tra una prova e l’altra, ma il tempo libero è pochissimo». Al Velmaio di Varese invece, il soprano giramondo ha la famiglia di origine, la mamma Adelaide, il fratello Marco con i nipoti, e lei stessa ha scelto il Varesotto per vivere tra una tournée e l’altra, restaurando una casa del ‘700 -in linea con il periodo del suo repertorio canoro- alla Rasa.

«Sono felicissima, la mia casa fa parte del complesso storico della chiesa di San Gottardo e posso dire che quasi mi è arrivata dal cielo, non ci pensavo. Varese mi ha dato tanto, ci sono persone che mi sono state vicino agli inizi di carriera, da Miotti, a Giuseppe Reggiori, Chiara Nicora, Alessandra Molinari, Fabio Sartorelli, lo stesso Marco Aceti direttore del Liceo musicale, che mi ascoltò cantare a 7 anni. Ormai sono 20 anni che faccio questa vita, girando per i teatri del mondo, ma appena posso ritorno sempre a Varese, che come molte piccole città soffre la mancanza di attenzione sull’educazione artistica e musicale, spingendo i talenti ad andarsene per la mancanza di possibilità lavorative. Io non mi posso lamentare, canto in città e teatri bellissimi, ho la mia famiglia e un compagno che mi vuole bene, e poi la musica che è una continua scoperta», aggiunge Francesca, che in carriera ha inciso ben 29 cd con ruoli da protagonista.

A un giovane che voglia intraprendere la carriera di cantante, il soprano consiglia una grandissima disciplina: «Fino a qualche anno fa sconsigliavo la carriera teatrale, oggi sono più possibilista, ma chi ci prova deve avere una grandissima forza e una “testa ferma”, perché è molto difficile gestire sé stessi da soli, occorrono anche mezzi economici, e fare il cantante comporta tante rinunce, perché chi ha talento ha una grande responsabilità verso sé stesso e gli altri e a volte deve dimenticare affetti e famiglia».

Francesca Lombardi Mazzulli guarda al domani con entusiasmo e passione, felice di poter ancora scoprire nuovi ruoli e dar loro vita in giro per il mondo: «Un’opera che vorrei cantare? Non ce l’ho, i personaggi da interpretare arrivano da soli, e ogni volta è una gioia».

Mario Chiodetti

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