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Sole, pioggia, vento, neve: dal Dopoguerra a oggi ogni martedì, venerdì e sabato la famiglia Villa di Rovello Porro vende frutta e verdura ai bizzozeresi: «La loro roba dura di più ed è più buona. E poi è tradizione venire qui…»

Nel cuore dei rione varesino di Bizzozero c’è un luogo di ritrovo…  speciale. Non è un bar, non è un circolo, non è una piazza. È un camioncino, parcheggiato in via Monte Generoso il martedì, il venerdì e il sabato. Che vende frutta e verdura. Alle bilance ci sono due fratelli, Natale (50 anni) e Paolo (44). Di cognome farebbero Villa, ma forse nessuno lo sa. Perché per tutti i bizzozeresi sono i “Pumela”: «Nostro padre lo hanno sempre chiamato così ed è passato a noi. Deriva da “pom”, che in lombardo è la mela».

UNA MATTINA AL CAMIONCINO
Abbiamo scritto in dialetto il titolo, e così faremo con alcuni discorsi a seguire, per farvi vivere l’aria che si respira nel piccolo parcheggio di via Monte Generoso dove il camion dei Villa – o meglio, dei “Pumela” – accoglie i clienti. Chiediamo scusa per la grafia, certamente non corretta: lo scriviamo “come si sente” per permettere a tutti una più facile comprensione.

Siamo stati da loro martedì mattina, in fila ad aspettare un momento di calma per scambiare due parole. In due ore e mezza non ci siamo riusciti, perché il via vai era continuo e Natale e Paolo non si sono mai fermati: frutta-bilancia-sacchetto di carta; verdura-bilancia-sacchetto di carta; fine spesa, conto, scontrino e tutto nelle cassette. Per le signore c’è un servizio incluso, il trasporto fino alla macchina. Gli uomini intanto si dedicano a qualche assaggio, che i due offrono a tutti i clienti. Con ognuno di loro il rapporto è diretto, di conoscenza; di amicizia: «Ciao cara!», «Buongiorno Mario!», «Ci vediamo venerdì Maria!».

PAROLA AI BIZZOZERESI
Il camion è un vero e proprio ritrovo, in fila si chiacchiera di tutto un po’. E si rievoca la storia: «Il Pumela è qui dal Dopoguerra: veniva col cavallo, il carretto e le belle bilance di una volta – racconta Mario Bianchi, 81 anni, bizzozerese doc – Le persone si sono abituate a comprare qui perché avevano la possibilità di risparmiare. Oggi i figli addirittura prendono le ordinazioni via telefono o con un biglietto che gli viene lasciato per poi tornare più tardi a ritirare il tutto: il segno di una certa frenesia della vita attuale. Il vecchio Pumela? Lui ti faceva aspettare e capitava di stare in coda a lungo». Come mai il signor Mario si serva ancora al camioncino «è presto detto. Io e tante altre persone da questi ragazzi troviamo prodotti buoni a prezzi buoni». Insomma, nel tempo è diventato un punto di riferimento: «No, non un punto di riferimento – la pronta correzione – Ul Pumela l’è ‘n istitusion!».

Accanto a lui, Glauco Calanca – della generazione successiva: è del 1954 – fa sì con la testa: «Venivo da ragazzino e ci vengo ancora: compro per me, mio figlio e i miei nipoti. Questa frutta e questa verdura sono più buone e durano di più. E poi l’è ‘na tradisiun». Suona il telefono… «Pronto? Sì, son qui dal Pumela. Adesso torno!».

Sotto il prossimo: è Riccardo – grande tifoso del Varese – 33 anni: «Vengo qui perché è tutto come dovrebbe essere: prodotti italiani, di cui conosco regione e città. Per esempio questa bella zucca è di Mantova. Un difetto dei Pumela? Parlano troppo…». Una risata e un abbraccio con Paolo, poi l’ultima battuta (con attenzione all’attualità: «Ué Pumela ma che euro è il camion? Euro 5? Ah allora siete a posto») e via.

L’OCCHIO ATTENTO DELLE DONNE
Maria e Angela
– delle signore non riveliamo l’età: siamo cavalieri – scrutano il camion. E raccontano: «Vengo ogni martedì e ogni venerdì, da 30 anni… o pusse! C’erano il papà e lo zio, adesso ci sono loro. Sa perché mi trovo bene? Perché la roba dura».
Mentre qualcuno commenta che «Paolo assomiglia proprio a suo papà», le signore notano che «gli scontrini li fa il Natale: ma alura te se ti ul padrün?!». Lì vicino figlia e mamma (già nonna)… fanno la spesa e all’orecchio arriva una delle frasi più ricorrenti dei clienti: «Sì grazie, basta così. Ah no, aspetta: guarda che bello, dammi anche quello lì!». Una frase che verrà ripetuta – non solo dalla signora in questione – non una, non due e neanche tre volte…

LA STORIA DEI PÜMELA
Nel pomeriggio siamo tornati a trovare Natale e Paolo in via Aurora, dove parcheggiano il camion nei pomeriggi varesini. Il “rinvio” della chiacchierata è stata una fortuna, perché lì incontriamo anche papà Luigi, “il Pumela” originale.

Iniziano i figli, raccontando la loro settimana e svelando di essere… comaschi: «Sì, siamo di Rovello Porro. Ma i varesini ci vogliono bene lo stesso – sorridono – Di cognome facciamo Villa. Come sapete il martedì, il venerdì e il sabato siamo qui a Bizzozero. Il mercoledì invece a Cassano Magnago. Lunedì e giovedì sono i giorni in cui facciamo la spesa: sveglia ore 4.15 in direzione Mercati Generali di Milano. La nostra frutta e verdura viene da lì, da fornitori che conosciamo da decenni e di cui siamo certi della qualità dei prodotti, quella che chiedono i nostri clienti». Clienti che «conosciamo tutti, da sempre. Venivano quando l’attività la conducevano papà Luigi e lo zio Antonio. Poi è passata a noi: io – parla Natale – lo faccio da quando avevo 15 anni, Paolo ha cominciato a 20. E tanti di loro vengono ancora, e così i loro figli e i loro nipoti».

Un avventore ha una curiosità: «Ma come fate con il camion? Ci vuole un permesso?». La risposta è sì… Con una piccola nota: «Paghiamo la sosta al Comune. E paghiamo anche la spazzatura, pur portandola via noi. Non è giusto e ci siamo lamentati: ci hanno detto che abbiamo ragione; ma che la legge è questa…».

Mamma Giancarla e papà Luigi si uniscono al discorso. E “il Pumela” ci apre la scatola dei ricordi: «Da Rovello Porro ho iniziato a muovermi verso Tradate, poi Venegono, poi ho visto che qui c’era tanta richiesta e ho scelto questa zona. Quando? Nel Dopoguerra: venivo con il mulo, poi con il cavallo. Più avanti sono passato al motocarro e infine al camion. Da tempo ormai io do “solo” una mano, ma l’attività la portano avanti i miei figli: la gente si è affezionata a loro perché sono bravi ragazzi».

Chi si occupa e si occupava di più degli acquisti? «Storicamente le donne. Venivano in bicicletta e con la cavagna… Non sai cos’è? La cavagna è il cesto con la maniglia. La frutta la mettevano lì. Oggi invece ci vuole la carta e tutto separato». I tempi un po’ sono cambiati: «Da noi cercano sempre la stessa cosa: la qualità e i buoni prezzi. Ma se un tempo si seguiva molto più la stagionalità dei prodotti, oggi alcuni bisogna averli sempre: per esempio i pomodori, le melanzane, le zucchine. Poi, le quantità: un tempo si compravano grandi sacchi di patate, da 50 chili, oggi invece se ne prendono quattro o cinque. In generale si cercano di più le primizie. La grande distribuzione? Quando esplose un pochino mi preoccupai. Invece la risposta delle persone è sempre stata ottima». Tanto da far diventare “il Pumela” più di un punto di riferimento a Bizzozero: una vera e propria istituzione.

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