Teorema di Avra: Aleksa segna, Varese vince. Caro Salumu, l’emozione non deve aver voce

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Un solo cuore ai quarti di finale - FOTO FIBA
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E sarà Ostenda. L’Openjobmetis si tuffa nella patria di Jean Salumu per i quarti di finale di Fiba Europe Cup. Lo fa dopo una serata in cui le cose sono state messe in chiaro sin dal primo quarto. Il Prishtina punta tutto infatti sull’agonismo e sull’attacco del pitturato. Ma in campo ci sono i biancorossi. Ed ecco Moore e Avra (3 assist a testa) oltre ad un Cain granitico (anche in difesa): questa la ricetta della fuga del 33-21 al 10’, il vero e unico break della partita. Dimenticavamo, anche Tommy Scrubb dà il suo “insignificante” contributo: 10 punti, con tabellino immacolato da 2 e 2/3 da 3 punti.

Sipario, e si gira. 9 punti nel secondo quarto, eleganza e magia per Jean Salumu con il 100% da 2 e da 3. Gli ospiti percepiscono che ci vuole qualcosa d’altro: e allora coach Mulaomerovic – che ha un assistente tutto dedicato a lui per calmare la sua ira funesta – prende un tecnico e cerca di risvegliarli. Tutto è vano. Finché…finché i biancorossi decidono di conoscere anche la paura, fino a baciarla appena con la punta delle labbra. 7 punti a 0: i kosovari iniziano il terzo quarto dando fondo ad ogni energia. Però c’è un dato. Mica indifferente. 77 – sì, avete capito bene: settantassette – per cento da 3 punti fino al terzo quarto inoltrato. 13 triple su 17 a bersaglio. Bravura nel costruirle? Certo. Buena suerte che è mancata altre volte? Altrettanto. Ma, come Napoleone, preferiamo di certo i generali fortunati a quelli bravi. E questo climax di triple ci piace assai. Come ci piace il finale a quota 100: 44 punti nella seconda metà di gara, una primizia dopo quanto visto ad Avellino. C’è però un climax ancora mancante: quello del numero di spettatori. 1260 anime sono 62 in più di quelle che erano presenti contro Groningen, nell’insignificante match della fase a gironi. E ciò ci regala due considerazioni contrastanti. Top: c’è uno zoccolo duro di tifo e non lo scopriamo oggi. Flop: cara città di Varese, cosa aspettiamo ad esaltarci? All’eventuale finale mancano 2 match casalinghi. Ed è tempo di farlo capire.

TOP

Il teorema di Avramovic. 22 minuti in campo. 60% da 3 punti, 7 assist. Basta ciò a definire superba la prestazione del numero 4 biancorosso. Si aggiungano in calce un paio di note. Numero uno: la tripla che – con quella di Moore e con le 2 di Ferrero – apre la strada alla fuga definitiva del terzo quarto. Numero due: l’abilità nel trasformarsi in playmaker con i due specialisti del ruolo fuori per infortunio. Più sicuro di qualsiasi proverbio: quando Aleksa segna, Varese vince. E quel 26 di plus-minus è lì a provarlo.

Chi prima scappa meglio vince. Il primo quarto per mettere subito in chiaro le cose. Proprio come ad Avellino, i Caja boys chiudono subito in vantaggio di 12 punti. La differenza nell’esito finale è tutta nell’attacco che non si inceppa e in una difesa che chiude l’unico spiraglio di rimonta. Più nel primo che nella seconda, a dire il vero. Una ricetta perfetta che ora va ripetuta a partire dallo scontro diretto per i playoff contro Cremona.

Come un angelo custode. Come un alpinista esperto che conosce i trucchi e le difficoltà della scalata chiamata qualificazione. Tommy Scrubb guida l’Openjobmetis giocando il primo quarto perfetto che abbiamo sopra raccontato. Nel resto della partita, decide che non è il caso di sonnecchiare, giocando una delle migliori partite in coppa dal punto di vista realizzativo. 83% da 2, 2 su 3 da 6,75 m e 4 assist. È ancora il più presente in campo, eccetto Ronald Moore che gioca per due questa sera. Tornando alla montagna, il canadese è il classico compagno di cordata che non senti parlare o dimenarsi. Ma è quello che ti sta sempre accanto. Come un angelo custode.

L’emozione non deve avere voce. Tedoforo biancorosso nel secondo quarto, dove produce 9 di quei 13 punti finali.  Ormai il 28enne belga è diventato un punto di riferimento per coach Caja. Lo provano le ultime quattro prove di Coppa: tutte terminate in doppia cifra, da Larnaca in poi. Un prezioso aiuto che ora incontrerà la sua famiglia. Ad Ostenda ha passato ben otto anni, un abisso in questo basket fugace come un social network. Ed ora non lo tradisca l’emozione. Così che lui non finisca per tradire Varese.

FLOP

La testa prima di tutto. Momento no per l’ala italiana che in campionato non vede il campo se non per spiccioli da ben 4 partite. E che la mira sia naturalmente arrugginita lo mostrano anche i numeri: 1 su 5 da 3 punti con un paio di errori che impediscono ai suoi compagni di allungare definitivamente. Sigillo finale: i 5 falli che lo spediscono fuori dal campo prima del tempo. Necessario recuperarlo, soprattutto mentalmente. Un leone come il numero 8 non può assistere indenne al finale di campionato in cui i leoni diventano decisivi. Forza Nicola, ti aspettiamo.

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