«Reddito di cittadinanza? Prima le infrastrutture»: parola di “Quelli del sì” e di Confartigianato Varese

0
Pubblicità

I controlli delle guardie di sicurezza, al Mico, sono scrupolosi, come da contratto. Ma al termine della manifestazione “Quelli del sì” di Confartigianato, se l’attenzione non si allenta, c’è spazio anche per i sorrisi. 

Un’anziana coppia è in attesa di qualcuno, a ridosso del piazzale, e rivolge complimenti al servizio d’ordine. Poi il marito aggiunge: «Però noi non siamo pericolosi, siamo artigiani. Facciamo anche noi il nostro dovere tutti i giorni».

Dietro a quelle parole semplici, c’è molto del senso dell’evento di giovedì 13 dicembre. C’è quella voglia di dire basta che non è gridare contro. C’è quel bisogno di ricordare la realtà a un popolo – quello della politica – che troppo spesso è immerso in un abisso di illusioni.

Ci servono cose semplici, quindi importantissime. Tipo? 

Infrastrutture, prego. E investimenti, fondamentali per la crescita la cui interruzione significherebbe solo sprofondare di nuovo nella crisi.

Al “Mico” la manifestazione nazionale di Confartigianato, “Quelli del sì” ha fatto sventolare bandiere, non proclami: presente anche una folta delegazione di Confartigianato Varese, guidata dal direttore Mauro Colombo.

«Noi siamo venuti qui a costruire, non distruggere – ha detto il presidente nazionale Giorgio Merletti, varesino – Ma mettiamo in chiaro: si parte dal lavoro per arrivare al reddito e non viceversa. Diamo piuttosto incentivi alle aziende per assumere invece di inventarci il reddito di cittadinanza».

Poi il riferimento alle infrastrutture che per Varese ma non solo significano anche e soprattutto Pedemontana da completare: «Il pericolo è invece siano rallentate e bloccate, così non ce la possiamo fare. I romani che cosa facevano per prima cosa? Strade e ponti, che tra l’altro sono ancora in piedi… Poi pensavano a fare i porti».

Se non è una protesta, che cos’è questa giornata? Un promemoria, che Merletti trasforma in metafora così: «Noi non vogliamo la luna, ma non vorremmo che gli altri avessero la testa sulla luna… Ecco, quello che ci aspettiamo è l’ascolto».

Forse, l’ascolto è proprio la luna. Perché questo è un mondo in cui ci si parla sopra. Figurarsi la politica, che parla, twitta e si imbelletta per andare in tv.

Eppure gli artigiani ci credono, che qualcuno li ascolterà. E quasi quasi ci crediamo anche noi, perché oggi abbiamo visto un Paese unito come non mai. Una terra che ha bisogno di un’infrastruttura eppure ritiene più importante quella dei vicini. Un popolo che da tempo ha un personale decreto dignità: dare lavoro, costi quel che costi, anche quando le leggi sembrano confezionate sulla luna.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

diciassette − tre =