MORALISMI E IPOCRISIA. Bimbi, scuole calcio e vivai portateli sempre allo stadio. Non solo per coprire un vuoto

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C’è una soluzione che non si limita al moralismo e all’ipocrisia di queste ore: bimbi, scuole calcio e vivai allo stadio vanno portati sempre, non solo quando si deve riempire un vuoto.
Invitateli nella normalità e non solo nell’emergenza. Allora sì che potrete esaltare gli stadi e il calcio dei bambini perché se lo fate soltanto ora significa che non avete mai conosciuto, valorizzato, apprezzato la forza dei più piccoli e del futuro: significa che quella di cui sono intrisi i commenti e i titoli entusiastici è una sconfitta, o un’effimera vittoria.
 
Non usate e non strumentalizzate questi undicimila piccolini per fare la morale alle curve o al calcio violento (fatela voi, in faccia e sempre, quando sono piene e non quando si svuotano, una tantum) ma credete veramente in loro.

Aprite loro lo stadio e i campi di qualunque società italiana di serie A, B, C o dilettanti tutti i sabati, le domeniche e ogni giorno della partita.
Aprite gli spalti alle nuove generazioni costantemente e incessantemente, non un sabato sera perché vi fa comodo o per sistemare le nostre/vostre coscienze.

Anche perché ci sono tantissimi alunni e creature delle scuole calcio e dei vivai anche tra quei 40mila che sono stati lasciati a casa da San Siro nonostante le loro famiglie avessero già prenotato un sogno la scorsa estate: chi li ripaga della loro speranza tradita? Erano forse meno piccoli o meno innocenti di chi è entrato?

Senza bambini non c’è domani: abbiate il coraggio di riservare migliaia di biglietti solo per loro, tanto di posto negli stadi italiani – a parte qualche eccezione – ce n’è.

Solo così dimostrerete che in tutto quello che state scrivendo o dicendo sugli 11mila fiori presenti a San Siro non ci sono il moralismo e l’ipocrisia di una notte d’inverno ma convinzione e vera fiducia nella nostra più grande risorsa.

Gli esempi (veri e non di maniera) esistono anche da noi e non solo in Spagna dove tutti i niños e le cantere riempiono gli impianti con i colori delle loro città e innaffiano normalmente le radici di un club, da Vigo a Bilbao, da Las Palmas a Cadice, da Valencia ad Almendralejo.
 
Fate come il Cagliari, fate come la Spal, fate come l’Olimpia di basket che riservano settori ai più piccoli non per dimostrare qualcosa a qualcuno, non per uno spirito natalizio fuori stagione ma perché è giusto. Perché ci credono. Perché è una scelta a favore, non “anti” o “contro”.
 
Fate (facciamo) come il Varese ai tempi di Sogliano che riempiva i distinti del Franco Ossola di tutti i colori delle scuole calcio provinciali, e da quando non l’ha più fatto ha solo ingigantito invidie, divisioni e fallimenti sportivi o societari.

Ci aspettiamo dunque che quegli undicimila bimbi di San Siro siano immediatamente invitati al Meazza anche giovedì 31 gennaio per Inter-Lazio, insieme ai tanti altri bambini che ieri sono stati costretti a rimanere fuori, per un tutto esaurito mai così “tutto”. E che venga fatto lo stesso con i bambini di ogni società e città.

Solo così dimostrerete di credere davvero in loro. E farete crescere un fiore invece di gettare un seme nel vuoto.

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