L’OPINIONE. Questa provincia torna a volare se la smette di dividersi e guardare al passato

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Dal Sacro Monte a Gallarate, Busto e Milano: unirsi ed esaltare le sue vocazioni o aprire strade nuove, così la nostra provincia tornerà a volare
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Confesso non un vezzo, ma quella che da ragazzina consideravo una necessità per non disperdermi in dissertazioni geografiche. Se all’estero mi chiedevano di dove io fossi, rispondevo: di Milano. 

Oggi, non lo faccio più. Perché mi importa dire che sono di Busto Arsizio. In casi eccezionali (lasciamo vivere un’ombra di derby per un attimo), posso aggiungere: in provincia di Varese.

Scherzi a parte, siamo una terra messa insieme per ragioni più politiche e amministrative che di reale percorso comune, niente di nuovo. Ma è il caso di rimuginarci ancora, in un tempo così difficile come pure ricco di opportunità.

Qualcosa in comune
Eppure abbiamo qualcosa in comune, in questa provincia, nel bene e nel male. Ce l’ha messo sotto gli occhi questa ricerca spessa di pagine, contenuti, spunti, firmata da Confartigianato e The European House Ambrosetti (leggi qui). Non solo – pur indispensabili – numeri ma viaggi nel tempo, nelle forze, nelle fragilità, nelle bellezze, nello sforzo quotidiano delle imprese e della gente di questo territorio.

Gente. Mi viene in mente una battuta della nonna, quando usavamo questa parola. La diceva in dialetto, ma la porgo in italiano: e tu, non sei la gente?

Sì. Dentro quelle pagine, ci siamo noi. E da lì dobbiamo uscire, fieri, delusi, preoccupati, determinati: probabilmente tutto insieme. Ma soprattutto, con una speranza. Nella ricerca e ancor più nella partecipazione alla presentazione a Ville Ponti, c’è tutta.

Personalmente, sono un po’ stufa di sentir risuonare certe definizioni di identità per le nostre città. Parto dalla mia, Busto Arsizio: ex Manchester d’Italia. A parte che l’ex sa di fallimento a priori, cosa dico a quei giovani che si devono attrarre qui o anche solo convincere di andarsene su Busto?

Varese, Città Giardino. Nessuno mette in discussione la bellezza e la tradizione verde, anzi a colori, del capoluogo. Ma quanti varesini la sentono così vivace, quanti la ricollegano immediatamente alla propria esistenza e al proprio orgoglio per la città?

Per fortuna che almeno i Due Galli, a Gallarate, non li tocca nessuno, viene da sospirare.

Ma non servono le battute. Se ci manca un’identità, ci manca tutto. E se già nei nostri Comuni esitiamo a trovarla stampata nell’oggi e nel domani, come potremo forgiarla per la provincia?

Guardando anche fuori
Perché sì, bisogna forgiarla. Non inventarsela, bensì partire da ciò che siamo. Lo scorso anno sono tornata in una città che ho conosciuto a fondo per passione e lavoro: Dundee. Un tempo la chiamavano la città delle “3 J”: iuta, giornalismo e marmellata (jam). I primi due sono morti o feriti. Ma nessuno si è sognato di chiamarla “la ex città delle 3 J”.

Pagando prezzi altissimi in termini di disoccupazione e disagio per anni, gli scozzesi hanno provato a guardare avanti. Che cosa c’è di più avanti dei giovani? Ecco allora che si è puntato sulla ricerca e sull’università. E non solo: la città manifatturiera si è pure concentrata su cultura e turismo. Morale, è appena arrivato un museo nuovo di zecca, il V&A (affiancatosi con la sua personalità a quello storico di design di Londra) e da settembre arrivano visitatori di tutto il mondo. Per fare questo, però, Dundee ha abbattuto gran parte delle costruzioni sul fiume Tay, e non per furia modernista. Perché guardando avanti, aveva capito cosa avesse perso: il suo rapporto con il fiume, grande fortuna nella storia.

Cosa ci siamo persi
Questo esempio proprio per dire: grazie a questa ricerca, al dibattito, alle riflessioni che ne faremo, abbiamo cominciato a capire cosa ci siamo persi per strada.

Ma abbiamo anche cominciato a conoscere ciò che abbiamo e non valorizziamo.

Ci chiedono: per cosa è famosa la vostra provincia? A quanti di noi viene in mente di alzare subito la mano: l’industria aerospaziale?

I siti Unesco in provincia, poi: se un varesino partecipasse a “Chi vuole essere milionario” e si trovasse questa domanda apparentemente familiare, avrebbe buone opportunità di andare a casa.

Ci vuole un’identità. No, c’è un’identità, e da qualche parte sonnecchia: questa ricerca è un buon modo per cominciare a svegliarla. Come nel caso di Dundee, l’identità può passare dal cogliere un effettivo problema e trasformarlo in opportunità. Un esempio può venire dall’ambiente, come ben evidenziato: perché la nostra provincia ha sofferto pesantemente su questo fronte, ma nell’era che vede la sostenibilità come leva di sopravvivenza e persino riscossa, questo può essere un elemento comune.

Persino temi che non avremmo immaginato: se qualcuno si scandalizza vedendo che le parole chiave più cercate nel web sono legate allo sport (pallacanestro, ciclismo, canottaggio, calcio), pensi a come questo può potenziare un turismo ancora troppo smorto.

Ma la ricerca ci evidenzia un’altra direzione: non dobbiamo solo riprendere a parlarci tra di noi, bisogna che ci rendiamo conto anche delle potenzialità dei nostri vicini. Anzi i due fattori vanno di pari passo. Varese forse avrà più familiarità con la Svizzera, Busto è storicamente tesa verso Milano. Dialogassero più efficacemente tra di loro, estenderebbero anche questa visione di vicinato e offrirebbero la chance di nuova linfa ai rapporti. E non solo.

Perché la provincia è molto di più: è ogni città, ogni paese, e nessuno può essere trattato con supponenza.

C’è da riprendere a volare, come tante aziende sanno fare. Nonostante tutto.

Già, nella ricerca abbiamo visto il ripetersi di termini simili: nonostante, tuttavia. Afferriamoli tutti, guardiamoli per il verso giusto.

Le nostre debolezze possono diventare ricchezze. A patto di non trattare le nostre ricchezze da debolezze, o sottovalutarle. Pensiamo che da noi c’è anche una presenza non proprio secondaria di nome Malpensa, etichettato ormai come aeroporto di Milano. Ma è qui, nella provincia aerospaziale d’Italia.

Non ci potrebbe anche solo sussurrare: è tempo di imparare a volare ancora? Tocca alla gente, quindi a ciascuno di noi.

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