L’industria meccanica sta rallentando: Varese uno dei territori più colpiti della Lombardia

I dati del 46° Rapporto sulle situazioni di crisi dell'Osservatorio della Fim Lombardia, relativi al 2° semestre 2018: calo del 20% del numero di aziende colpite dalla crisi, ma aumentano i lavoratori in cassa integrazione (+14%)

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Una notizia non buona per un territorio come quello varesino dove queste imprese sono al primo posto nel comparto manifatturiero: l’industria meccanica sta rallentando.
A fine 2018 infatti, nonostante in tutta la regione si sia registrato un calo del numero delle aziende colpite dalla crisi (-20%), si è però registrato un aumento del numero di lavoratori in cassa integrazione, sia ordinaria (7.698 contro 6.402) che straordinaria (1.526 contro 1.190). Complessivamente, sono ben 9.647 (+14,19%) i lavoratori coinvolti da situazioni di crisi nel semestre, 2000 quelli colpiti da cassa straordinaria e chiusure. Questi i dati del 46° Rapporto sulle situazioni di crisi dell’Osservatorio della Fim Lombardia, relativi al 2° semestre 2018.

E Varese, in questo scenario, non se la passa certo bene, posizionandosi tra i territori maggiormente colpiti nell’ultimo semestre dello scorso anno: le aziende colpite da crisi nel periodo sono state 16, per un totale di 921 lavoratori coinvolti in procedure di cassa integrazione. Sono infatti 677 i lavoratori sottoposti a cassa ordinaria, 212 quelli in cassa integrazione straordinaria, 35 quelli in mobilità. Due le aziende poi che hanno aperto contratti di solidarietà, per 102 lavoratori coinvolti. Nella nostra provincia, sottolinea il rapporto, «vi è stata la compresenza anche dell’alto utilizzo di cassa integrazione straordinaria, che evidenzia la persistenza di situazioni di forte difficoltà».

Un’inversione di tendenza rispetto ai mesi precedenti, quando la congiuntura sembrava volgere al positivo, che in questo preciso momento merita un’attenta valutazione: «Per la prima volta da quattro anni registriamo una riduzione degli organici senza previsioni di sostituzioni dei dimissionari e dei pensionati e senza il rinnovo dei contratti dei lavoratori a termine – sottolinea Andrea Donegà, segretario generale Fim Cisl Lombardia -. Il nostro timore è che le imprese possano continuare su questo trend utilizzando Quota 100 e il decreto dignità riducendo gli organici a costo zero senza creare nuove occasioni di lavoro. Per questo siamo impegnati a rilanciare la contrattazione aziendale, per sollecitare le imprese a stabilizzare i contratti temporanei e dare opportunità occupazionali ai giovani. La cura delle competenze delle lavoratrici e dei lavoratori è la via migliore per garantire occupabilità alle persone e competitività e crescita alle imprese».

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