LETTERA APERTA. Presidente Benecchi, il Varese è scomparso da un pezzo. Perché non se ne va e ci lascia in pace?

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Presidente Claudio Benecchi,
non sappiamo se si rende conto di quello che è successo al Varese e ai tifosi del Varese in questi anni o di cosa rappresenti questa maglia per moltissime persone, che non sono le cento o duecento sopravvissute che vede attorno a sé la domenica: temendo il contrario le scriviamo questa lettera per provare a spiegarle perché dovrebbe farsi da parte lasciandoci in pace, perché la parola fallimento per la maggior parte di noi rappresenta una liberazione e perché non accettiamo morali, vittimismi e strade da seguire da lei o da chiunque l’abbia sostenuta, preceduta e affiancata.
Presidente Benecchi, per favore ammetta il fallimento totale di questa società che è già nei fatti, si dimetta e ci liberi da questo senso di vergogna abbinato a qualunque cosa faccia o dica la società Calcio Varese, ibrida e fantasma già nel nome, anche se ormai è forse troppo tardi per sperare di riempire un buco e ricominciare da zero. Sarebbe l’atto migliore di tutti quelli che l’hanno preceduto.

1. Ieri sera si è giocata Piacenza-Entella allo stadio Garilli esaurito con 9mila spettatori: i padroni di casa hanno battuto la capolista 1-0, scavalcandola e andando a +2 in classifica a 2 giornate dalla fine. Il ritorno in serie B del club emiliano nell’anno del centenario dopo nove stagioni, un fallimento, due cambi di denominazione, due anni di Eccellenza e tre di serie D, è a un passo.
Presidente Benecchi, il Piacenza non partecipa alla B dal 2010/2011, quando invece il Varese c’era e al Garilli aveva portato con sé 1.500 tifosi, cioè il numero di quelli che vede attorno a sé quando la sua società gioca a Viggiù, a Ponte Tresa o a Solbiate Arno moltiplicato per quindici. Si rende conto della miseria e del nulla in cui è precipitato il calcio a Varese grazie alle persone che l’hanno gestito o si sono affiancate e avvicinate a lei?
Dovrebbe avere coscienza anche di quei 1.500 di Piacenza, dei 5.200 tifosi presenti in media a Masnago quell’anno in serie B, dei 1.500 in trasferta al Piola per la salvezza di cinque, e non cinquantamila, anni fa, invece dei 100-200 sopravvissuti odierni. Se lo facesse, saprebbe che non ha alcun senso accanirsi su qualcosa che è scomparso da tempo e un giorno magari potrà rinascere: qualcosa come la fiducia, la speranza, la credibilità e la vita di questa società.

2. Quella gente, questa gente non vuole mai più sentir nominare da lei e da nessun altro al posto suo le parole debiti, spalmatura, acconti, accordi, trattative, cordate, comunicati, dietrofront, compratori, vertenze, assegni, soldi. Tutto questo non è calcio, non è il Varese e non ci interessa più: sono fatti vostri e di chi l’ha preceduta e affiancata o di chi l’ha messa in questa posizione. Sbrigatevela tra voi.
Noi vogliamo solo una società e una squadra di pallone, a costo di andarla a cercarla altrove o di non averla più. Vogliamo sentire parlare dirigenti, allenatori e giocatori di partite, ritiri, amichevoli, vivaio, campionati, mercato, futuro. Non di altro. Anche perché in quest'”altro” ci avete portato voi, o quelli che vi hanno preceduto, e noi non c’entriamo proprio nulla né vogliamo entrarci.

3. Signor presidente, si è guardato attorno? Accanto alla panchina del Varese non ci sono più le carrozzine di Alfredo Luini e Luca Alfano. In tribuna al Franco Ossola, finché era  aperta, non si vedevano più Tiziano Masini, che ogni santo giorno (inverno-primavera-estate-autunno) corre cinquanta minuti ad Alessandria con la maglia biancorossa, né Giancarlo Giorgetti che invece è presentissimo ogni domenica al palazzetto. Giorgetti non ha mai più osato parlare, se non tra amici, del Varese: chissà perché…
Non abbiamo più voglia di andare a vedere le partite neppure noi, neppure i singoli tifosi sempre presenti, neppure la curva (dagli anni Settanta a oggi in curva a vedere il Varese ci sono passati tutti, ci siamo passati tutti). Non si fa qualche domanda?

4. Lo stadio è chiuso da mesi e il club di cui è alla guida gira come un Luna Park di paese in paese: tutto questo c’entra qualcosa con quel Varese che ha partecipato a 21 campionati di B, 7 di A e i restanti 109 anni di vita li ha passati per la stragrande maggioranza del tempo in C (nei dilettanti, a parte gli albori, si è abituato a vivacchiare con voi, in questi anni). Con tutto il rispetto per le squadre di paese che giocano davvero nel loro paese d’origine con umiltà, orgoglio e identità, siete ormai alla guida di una squadretta di quartiere che non ha più alcun legame con le sue origini e le sue radici. Non si sente inadeguato, indifeso, offeso od oppresso da tutto ciò?

5. Lei dice che qualcuno vuole la scomparsa della sua società come se questo qualcuno fosse un pazzo, un autolesionista, un mestatore, un corvo: ebbene, signor Benecchi, eccoci qui. Quel qualcuno siamo noi, anzi siamo anche noi.
Siamo esattamente il tipo di persona che vuole vedere la sua società farsi da parte per sempre. Perché non ci rappresenta più da un pezzo. Perché ha tradito la storia del Varese, i suoi valori, i suoi tifosi, i suoi principi, le sue radici, il rispetto che si deve agli avversari e ai campionati, la dignità del Franco Ossola (anche il nostro stadio ha una dignità: non lo puoi chiudere, non lo puoi abbandonare), la fiducia dei genitori, la passione dei ragazzi del vivaio.
Non vogliamo fare del male ai creditori, ai giocatori, all’allenatore, ai tifosi sopravvissuti ma questo incaponirsi nell’agonia e nella farsa hanno per caso fatto del bene a qualcuno di loro, se non ai più fortunati?
Di autenticamente biancorosso in questo Varese sono sopravvissuti i giovani, che hanno sempre giocato senza prendere un euro perché guidati da qualcuno che diceva loro di farlo, la bandiera Pietro Frontini o quei pochi dello staff e del pubblico che, come lui, se non escono di casa per andare alla partita rischiano il crepacuore. Ma sono l’1%, ed è quell’1% che sopravviverà comunque, luminose briciole di stelle: il restante 99% non esiste più o è disperso. Le richiediamo: se ne rende conto?

6. «Giocheremo e ci sono trattative» ha detto domenica sera: lo sta facendo da dicembre, ottenendo il nulla, o peggio. Non ci crede nessuno. Non si è stancato di raccontarci le stesse cose?

7. «Ho messo tempo, soldi e passione, lasciando indietro la mia famiglia, il mio lavoro e le mie amicizie lavorando solo per il Varese». Chi gliel’ha fatto fare e chi le dice di continuare a farlo? Non il pubblico, non la storia del Varese. Quindi: chi è stato o chi glielo fa fare?

8. «Sono rimasto ancora una volta solo»: scusi, presidente, ma chi si è scelto i compagni di viaggio che l’hanno lasciata, ancora una volta, solo? Con quello che è passato dal Varese, e al punto in cui è, un imprenditore serio si avvicinerebbe?

9. «Ho iniziato a parlare con tre distinti gruppi, siamo a un buon punto»: tre distinti gruppi, signor presidente, non si sono presentati ad acquistare il Varese nemmeno quando non aveva un euro di debito in serie C dopo la semifinale per la serie B persa a Cittadella nel 2000 o quando Riccardo Sogliano “minacciava” di regalarlo perché non gli facevano fare il nuovo stadio (sarebbe stato il primo in Italia).

10. Sulla questione di alcune puntine da disegno gettate davanti alle porte con la rete tagliata da una forbice sul campo di Viggiù prima della partita di domenica scorsa, dobbiamo dirle in tutta franchezza che, più che l’attacco di facinorosi che puntavano a non fare giocare la squadra e a fare radiare il Varese, ci è sembrato l’atto di quello che il mitico Alfredo Luini, sorridendo sulla sua carrozzina, definirebbe un «pirla».
Ci permettiamo di aggiungere, sorridendo amaramente, che i tifosi e gli abbonati del Varese hanno subito e stanno subendo delle delusioni, dei tradimenti e dei dolori nemmeno lontanamente paragonabili a quelli di qualche puntina nel didietro.

26 Commenti

  1. Per caso qualcuno ha pensato che l’attuale presidente forse, nel caso di fallimento, rischia la bancarotta? Con tutto quello che ne conseguirebbe, quindi solo per evitare ciò stia facendo i salti mortali

  2. pensare che questo ” sprovveduto” e’ forse l’unico che ci ha messo dei soldi veri a partire dalla ” rinascita” del 2015…..e che ancora oggi sulla Prealpina c’e qualcuno che ha fatto parte della “rinascita” del 2015 ( quella dei famosi 700.000 euro spesi senza averli per vincere l’eccellenza) che si lamenta perché lo stadio cade a pezzi ( certo nel 2015 c’erano i camerieri in livrea che servivano i fortunati che guardavano le partite in sala stampa come se fossimo a san siro), Confa io sono d’accordo con quello che scrivi, lasciateci fallire e ripartire da zero o sottozero, ma almeno questo ci mette la faccia e i soldi ( sempre troppo pochi), perché non accanirsi anche con quelli che ci hanno messo solo la faccia, bella sorridente, e poi sono spariti dalla societa’? ( ma sono in giro tranquilli)
    ti devo ricordare la compagine sociale che e’ ripartita nel 2015 e ha dato il la’ alla voragine in cui ci troviamo ora?

  3. Tutto l’arco politico varesino ha le colpe dello stadio che cade a pezzi. Le opposizioni sono peggio della giunta che regge la città: ipocriti e menefreghisti. Ricordatevi di loro quando votate!

  4. Benecchi è un poveretto messo lì con false promesse. Mi fa pena, basta dargli adosso: rischia grosso finanziariamente e sta cercando qualcuno che lo aiuti. Mi dispiace per lui ma finirà in bancarotta. Il calcio a Varese è finito da un pezzo!

  5. ha ragione Fabio tutto nasce dal primo anno in eccellenza….quanti soldi hanno messo Galparoli, Rosa, Ciavarella ecc….
    come mai hanno fatto una montagna di debiti?
    oggi è troppo facile prendersela con Benecchi che rischia di andare in bancarotta ….
    spero che in caso di fallimento si vada a prendere tutti quei bravi amministratori dal primo anno di eccellenza in poi…
    anzi votiamoli per mandarli al parlamento europeo…

  6. Sarebbe bello andare a ripescare tutti i fenomeni che hanno fatto la loro comparsa e poi sono spariti lasciando il Varese peggio di come lo hanno trovato… ma sarà difficile riuscire a fare loro qualcosa. Ricordiamoci che, fin dalla prima Eccellenza, si firmavano giocatori senza avere una adeguata copertura economica. Ricordiamoci chi c’era e facciamo per favore in modo che certa gente non torni mai più nei pressi di Masnago.
    Il “povero” Benecchi è stato abbindolato e gli hanno lasciato sul groppone tutta la matassa. Non escludo che in una società sana, sarebbe potuto anche essere un discreto supporto. Ora ci sta che provi fino all’ultimo a reperire risorse, perché in caso di fallimento gli portano via tutto, visto che non è un nullatenente qualsiasi stile il libanese. Pollo lui che si è fatto fregare.
    Noi ormai attendiamo solo una svolta, cioè, la chiusura di un libro (contabile) e l’apertura di un altro. Ci hanno perculato oltre ogni immaginazione, già sarà difficile dare fiducia a chi ripartirà, se mai si ripartirà.

  7. Meno male che qualcuno lo scrive nei commenti. Benecchi Benecchi Benecchi solo Benecchi. Fai una bella letterina a tutti gli altri presidentoni. Nel 2015 sulla ( fu ) Provincia scrivevi le stesse cose. Falliamo cosi’ ripartiamo, la varesinita’ e balle varie. Che tra l’altro se vogliamo Benecchi e’ pure di Comerio, quindi dovrebbe essere il profilo perfetto. Che poi e’ pure parente alla lontana del cumenda. Che era di Milano. Perche’ tutti o quasi quelli che han fatto qualcosa a Varese son sempre venuti da fuori. Borghi Milano, Colantuoni Genova, Rosati La Spezia, Sogliano Alessandria. Siamo ripartiti con Ciavarrella, Galparoli e Rosa ed erano solo salamelecchi per il nuovo corso varesino ripartito dalla purezza. Intanto si aprivan buchi che sembravan voragini ma l’importante era fare 5 o 6 pere al vittuone ( sfotti la coppa italia regionale pero’ li’ l’eccellenza ti andava ben ne’ mister coerenza? ). Poi Basile, Taddeo, l’americano, Russo, Baraldi ( scappato appena in tempo ), i Catellani col loro “fiuto” ( ahahahaha ), e soprattutto il re dei sottaceti Berni. Visto che tutti crediamo a tutti e anche a babbo Natale come dice il tuo amico Barbarito, sul tuo blog l’anticontorsionista hai fatto un anno a dire che Berni aveva dietro un colosso. Lo sto ancora aspettando. Nel calcio ci vuole memoria storica. Benecchi e’ solo l’utile idiota che paghera’ per tutti, invece tutti i nomi fatti fino adesso sono belli tranquilli a ridere di lui. E tu, visto che e’ una vita che fai l’intellettuale dall’alto della carta che hai sempre avuto a disposizione,continui a guardare il dito e non la luna.

  8. Benecchi è indifendibile ma è il meno colpevole di tutti quelli – e sono tanti – che l’hanno preceduto a vario titolo con ruoli dirigenziali. E’ vero, in questi mesi di errori ne ha fatti parecchi (dalla vendita a tal Fadani, che subito ebbe a smentire l’annuncio, ai bonifici dati per seguiti, sino alla comparsa di tal Altomonte, che dopo aver preannunciato per il 10 aprile l’acquisto della società si è chiamato fuori la sera prima adducendo una giustificazione improponibile), ma è altrettanto vero che si è impegnato per dare una soluzione. Purtroppo, soluzioni – a costo zero o a basso costo – non ne esistevano e non ne esistono a tutt’oggi, a meno di trovare un magnate innamorato del calcio e del Varese (se ci fosse, e non c’è, sarebbe uscito prima allo scoperto).
    Proprio per tali motivi non gioirei di sicuro in caso di fallimento, ‘pensando ai creditori che non si vedrebbero pagare pressoché nulla.
    Ciò detto, mi piacerebbe che i giornalisti sportivi varesini e noi tifosi iniziassimo a confrontarci concretamente al fine varare un nuovo soggetto sportivo che possa ripartire dalla Promozione affiancandovi un settore giovanile snello ma funzionale, con alla guida persone serie come il Sig. Maccecchini e l’apertura ad altri imprenditori, magari da riunire in pool: senza dover spendere centinaia di migliaia di euro, senza fare il passo più lungo della gamba. Certo, rimarrebbe prioritario il problema Stadio, e qui temo che nessuno voglia ( possa) accollarsi costi astronomici di gestione per fare una Promozione.

  9. A essere onesti fino in fondo l’esercizio 2015/16, pur sperperando denari altrui ( Milanese Orrigoni Rasizza ecc), se non ricordo male si era chiuso con un passivo di poche migliaia di euro. Chi ha creato la voragine sono stati quello che aveva Varese nel cuore e il GRANDE o forse è meglio dire GROSSO/GRASSO imprenditore che gira per Varese con macchine da 150k con targa tedesca….. Benecchi povero fesso che ha messo soldi veri fregato da Berni e per poco anche da quel fenomeno di Altomonte..

    • Sulla carta si’. Peccato che in giro c’era già’ gente da pagare. Che poi la deriva sia ufficialmente partita con Basile e Taddeo siamo d’accordo, ma già’ quell’anno si era viaggiati oltre le proprie possibilita’, magari solo per superficialità, ma così è’. Poi sul resto che hai scritto concordo

  10. Bravo confa, anche questa volta pronto a saltare sul carro dei vincitori, a sparare su di un cadavere mentre, negli anni passati, ti sei guardato bene da fare inchieste serie sui salvatori del varese (tra l altro sarebbe bastato chiedere a chiunque in varese)… Leggo con piacere i commenti, benecchi vale poco, ma non è l unico….

  11. Si vede che Benecchi non è tuo amico, invece i “fondatori” hanno comprato il real per vincere l’eccellenza , avranno guadagnato su quei 4 cartellini venduti e ora se la ridono, spera che Benecchi Salvi il Varese , altrimenti di cosa scrivi??… ah si del Mendrisio, che fino a ieri manco sapevi che esistesse il calcio in svizzera!!

  12. I giornalai di Varese hanno sempre assecondato la.dirigenza di turno senza mai indagare da dove arrivavano i soldi e se arrivavano.
    Poi quando la societa va male sono pronti a sputare mer.. contro quelli che prima elogiano.
    Basterebbe ricordare quel dirigente varesino che nel 1985 affosso’il Varese calcio con.la sciagurata operazione Varese Triestina.
    Dai giornalai quel personaggio è considerato un genio a cui dare premi e altro ogni volta che torna in città.
    Patetici.

  13. Ragazzi…anche se ormai molti di noi non lo sono più…parlare del passato non serve più… Ho letto su queste pagine commenti denigratori, tranne qualche eccezione, nei confronti della famiglia Di Caro proprietari della Varesina eppure IO li ritengo gli unici in grado di darci un FUTURO SOLIDO.. Certo hanno fatto e faranno i passi in funzione delle disponibilità, non potranno permetterci la serie B ma continuità e non un rischio fallimento ad oggi stagione. IO sarò un loro sostenitore se mai verranno.. ovviamente con colori biancorossi, nome VARESE e prima squadra al FRANCO OSSOLA..

        • Il motivo è che sono stronzi loro e i loro tifosi. Si sentono dei padri eterni e sono pure snob. Preferisco il Como. Se dovessero arrivare la cosa mi darebbe fastidio! Bottegaio sarai tu….vai pure a vedere sti scoiattoli subdoli!!

        • Infatti, snob come questo qua sopra che sa tutto lui e i suoi commenti con la puzza sotto il naso. Per quanto riguarda la stabilità dei Di Caro, chiedere alla Solbiasommese per informazioni. Ale’ a far su ravioli che seno’ voglio vedere come finiscono anche loro. Comunque vedo con piacere dai commenti che gli anni della a Provincia hanno fatto a un bel po’ di gente la tua autorevolezza, come diceva uno striscione ad Ivrea anno di grazia 2008: Confalonieri cioccolataio!

  14. Mah questa lettera aperta mi sarebbe piaciuto l’avresti scritta anche a quelli che hanno preceduto Benecchi .Specie a quell’amministratore unico che tutti conosciamo invitandolo a farsi da parte quando ancora si poteva salvare la baracca

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