Legambiente lancia #chiudeteleporte: le porte aperte in inverno dei negozi sono uno schiaffo al clima

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(foto generica d'archivio)
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Le porte aperte dei negozi del centro avranno anche un significato commerciale: attirare la gente, senza alcuna barriera al loro ingresso, perché entrino a comprare. Ma diciamolo: proprio non vanno bene! Quel calore che esce è uno spreco, un contributo all’innalzamento delle temperature, un aiuto a inquinare di più.

Ecco allora che è nato #FridaysForFuture: l’hashtag con cui, in tutto il mondo, moltissimi giovani stanno chiamando alla responsabilità i governi per attivarsi maggiormente sul fronte dei cambiamenti climatici, concentrando le iniziative al venerdì.

I negozi con le porte aperte e il riscaldamento altissimo per conservare una temperatura confortevole all’interno sono un fenomeno diffuso, specialmente nel periodo dei saldi. Lo hanno notato anche i volontari “millenials” di Legambiente Varese, che hanno così deciso di capire cosa succede nella nostra città.

E il risultato è allarmante: un quarto dei negozi del centro, nel periodo dei saldi, tiene le porte aperte per tutto l’orario di apertura. Qualcuno addirittura non le ha mai installate, e di notte, dalle saracinesche abbassate, il freddo entra praticamente senza alcuna forma di isolamento termico.

«Uno spreco energetico, che contribuisce ai cambiamenti climatici disperdendo nell’aria sostanze inquinanti – spiega Elisa Scancarello del circolo cittadino di Legambiente – le “lame d’aria”, getti d’aria calda “sparati” in verticale al posto delle porte, non bastano ad isolare gli ambienti, è evidente». Non è una questione secondaria: secondo uno studio dell’Università di Cambridge, un negozio con le porte aperte raddoppia il consumo di energia. Per non parlare del PM10: il 60% di quello che respiriamo è prodotto da combustioni non industriali. Quindi anche dai riscaldamenti dei negozi.

Il dato di Varese, rilevato dai volontari “millennials” con l’ausilio di una termocamera, parla di 38 porte aperte su 156 negozi del centro monitorati. La maggior parte dei quali sono franchising. «Non mi aspettavo che fossero così tanti – dice Carlo Bianchi, che con Legambiente Varese sta portando avanti il percorso di servizio civile – dati alla mano, sono rimasto impressionato e preoccupato per la noncuranza nella gestione». Va detto, però, che spesso nei franchising il gestore locale ha ben poca voce in capitolo in questo tipo di scelte, che arrivano dalla “casa madre”.
«Con le immagini della termocamera ci si rende subito conto della dispersione termica all’entrata con le porte aperte e della differenza di dispersione di calore che c’è nelle vetrine chiuse» dice Bianca Bonollo, un’altra dei giovani volontari impegnati nella rilevazione.

L’idea della rilevazione dei negozi a porte aperte arriva proprio dai giovani del circolo, «che partecipano alle attività per la presa di coscienza sui cambiamenti climatici, come molti loro coetanei nel mondo stanno facendo – dice la presidente Valentina Minazzi – del resto, è loro interesse: il futuro del pianeta è nelle loro mani. Ma per avere un futuro, al pianeta bisogna pensare oggi: come tutti, anche i negozianti devono fare la propria parte. Per questo li invitiamo a chiudere le porte: un piccolo gesto che può fare la differenza per il pianeta». E i ragazzi del Circolo la prendono con ironia, pensando al titolo di un famoso film dell’orrore, dicono ai negozianti, “Non aprite quella porta!” e lanciano un hashtag capace di dire molte cose: #chiudeteleporte

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