Il Welfare aziendale: una leva che funziona!

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I cambiamenti della struttura sociale e demografica della Nazione, la nascita di nuovi social risks e le conseguenze della crisi economico–finanziaria degli ultimi anni hanno profondamente trasformato il volto del mercato del lavoro italiano e cambiato i vecchi paradigmi inserendo nuove variabili, fino ad ora sconosciute o poco conosciute, nei rapporti di lavoro in azienda.

Il sistema pubblico di protezione sociale, spinto da esigenze di razionalizzazione ed estrema sintesi delle risorse, ha costantemente ridotto le sue prestazioni, risultando in alcuni casi inefficace a rispondere alle continue pressanti esigenze del cittadino/lavoratore. In tale ambito, quindi, sono nate nuove forme di intervento sociale, nate dalla mobilizzazione di risorse non pubbliche, le quali hanno cercato in qualche modo di sopperire alla crescente mancanza dell’intervento statale.

In ciò si inserisce, da qualche anno a questa parte in maniera strutturata e più organica, il welfare aziendale, quale forma di intervento privato in grado di porre risoluzioni positive sia in capo ai lavoratori occupati in azienda, sia sull’intero contesto socio-economico in cui l’azienda stessa è inserita.

Negli ultimi anni si sta assistendo, dunque, ad un rapido incremento delle politiche di welfare aziendale, intendendo per ciò quell’insieme di attività, benefits ed incentivi predisposti dall’azienda nei confronti del dipendente, allo scopo di migliorare il suo benessere, sia nel contesto lavorativo/aziendale che in quello personale. Un tale interesse al benessere del dipendente è sicuro sintomo di una crescente attenzione non più al dipendente inteso come fattore-lavoro, ma soprattutto come risorsa in grado di generare valore duraturo e costante nel tempo, su cui porre maggiore attenzione e cura.

 

 

Le strategie di welfare aziendale sono dirette, per l’appunto, alla generalità dei lavoratori dipendenti dell’azienda (non quindi riferiti a singoli individui); i piani di Welfare si attuano tramite la sottoscrizione di un accordo sindacale (se presenti RSA o RSU in azienda), o tramite un Regolamento aziendale, nel quale vengono definiti i beni, servizi o opportunità in molteplici forme a disposizione del lavoratore, senza che questi vengano corrisposti direttamente in denaro. Secondo recenti indagini su panel di aziende rappresentativi, i servizi più richiesti in ambito welfare sono:

  • ticket/buoni pasto;
  • assistenza medica;
  • flessibilità oraria/banca ore;
  • tutela pensionistica complementare;
  • nidi d’infanzia/assistenza agli anziani;
  • rimborso spese scolastiche.

I vantaggi dell’applicazione di un sistema di welfare sono evidenti per tutti i soggetti coinvolti: dal punto di vista del lavoratore, esso può beneficiare, oltre che della retribuzione normalmente percepita, anche di altri strumenti volti a migliorare il suo benessere e di fatto aumentare il suo potere di acquisto salariale.
Dal punto di vista datoriale, i benefici sono altrettanto degni di nota, in quanto con tali politiche si ottiene una maggiore fidelizzazione del dipendente oltre al rafforzamento della retention aziendale, senza dimenticare gli oggettivi risparmi in termini fiscali e contributivi. Nello specifico, agli art. 51 e 100 del T.U.I.R. (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) viene delineato un quadro di esenzione ai fini della determinazione del reddito imponibile da lavoro dipendente, nonché uno speciale regime di deducibilità dei costi legato alle iniziative dei piani di welfare aziendale.

Si evince, però, come queste politiche di welfare aziendale, in molti casi, sostituiscano di fatto interventi che dovrebbero essere di competenza di enti dello Stato; tale discorso risulta maggiormente veritiero se si pensa al welfare state, e come (di conseguenza) l’apporto dello Stato in tal senso è, ad oggi, totalmente insufficiente, nonostante le agevolazioni che lo Stato offre alle aziende in caso di implementazione di piani di welfare. Naturalmente, però, da un’evidente carenza pubblica, il privato è intervenuto sostituendosi di fatto ad esso, risolvendo il problema e generando valore, che nel contesto aziendale italiano è sempre maggiormente utilizzato, con risultati oltremodo positivi.

Siamo ancora, purtroppo, lontani da realtà quali quelle europee, nello specifico Francia ed Olanda, dove le politiche di welfare sono al centro della sostenibilità aziendale nazionale, e tutto ciò si riversa positivamente sul contesto familiare.

Sebbene il nostro Paese sia ancora indietro rispetto ad altri Paesi europei, il welfare aziendale in Italia è sulla buona strada per divenire, ben presto, il fulcro delle politiche retributive delle aziende italiane; esso rappresenta, da un lato, una fondamentale opportunità di crescita dell’intero contesto aziendale, nel quale viene ridefinito il ruolo delle Human Resources, motore pulsante dell’industria per una più ampia competitività nei mercati internazionali.

 

Paolo Braganò
Consulente del Lavoro e Managing Partners
Braganò & Partners
Studio Associato di Consulenza del Lavoro, Organizzazione & HR
www.braganopartners.it

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