I giovani cercano lavoro e le imprese cercano tecnici: ma non riescono a incontrarsi

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Il tema non è nuovo, ma fa sempre un po’ effetto sentirlo ripetere: le imprese cercano tecnici e non riescono a trovarli. Eppure ci sono ancora tante persone, anche tanti giovani, che non trovano lavoro. Ci troviamo di fronte a un mercato del lavoro disallineato: ovvero, spiega Confartigianato Imprese Varese, in un caso su quattro domanda e offerta hanno difficoltà a incontrarsi, provocando quello che in gergo tecnico viene definito mismatch.

L’ennesima controprova del riaccendersi di un problema al quale è ad oggi ancora difficile porre un argine arriva dal Rapporto Excelsior 2018 secondo il quale, lo scorso anno, il disallineamento è arrivato a toccare il 26%, superando di cinque punti la percentuale del 2017. Va anche peggio quando il raffronto riguarda i giovani: in questo caso, del milione e 267mila contratti per i quali le imprese si sono dette orientate preferibilmente verso gli under 30, nel 28% delle circostanze le richieste e le competenze dei lavoratori non si sono incrociate.

E il risultato è sconfortante: niente assunzioni, disoccupazione e imprese impossibilitate a crescere e ad aumentare la produzione anche in provincia di Varese, e in particolare nei settori impianti e manifatturiero, dove la specializzazione del territorio è ai massimi livelli. Specialisti di saldatura elettrica, elettrotecnici, saldatori e tagliatori a fiamma, tecnici elettronici, attrezzisti di macchine utensili, meccanici e montatori di apparecchi industriali termici, idraulici e di condizionamento, ingegneri energetici e meccanici ed elettrotecnici: sono queste, secondo il Rapporto Excelsior 2018, alcune delle professioni più difficili da reperire.

«Un dato sovrapponibile a quello che emerge trimestralmente dal nostro Osservatorio per il Mercato del Lavoro – conferma il presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli – Un problema che, in particolare nelle Valli e nel Luinese, è reso anche più critico dalla fuga di professionalità presenti verso il Canton Ticino».

Un combinato disposto ad altissimo rischio per le aziende, «tanto che assistiamo, proprio in quelle zone, al progressivo impoverimento produttivo» continua Galli. Di qui la scelta di Confartigianato Imprese Varese di agire a livello legislativo con la presentazione di un progetto di legge (oggi depositato alla Camera) in grado di arrestare la desertificazione produttiva attraverso un aumento del netto in busta a favore di quanti scelgono di rimanere nelle aziende italiane con sede entro i venti chilometri dal confine. E un contestuale intervento in ambito formativo e di riqualificazione del personale. «Il tema accomuna comunque l’intero territorio» ammette Galli, che ricorda i comparti produttivi più forti e quindi più bisognosi di manodopera: meccanica di produzione, chimica e gomma plastica. In flessione il tessile, che comunque continua ad assorbire professionalità.

«Ad acutizzare anno dopo anno il mismatch a Varese è una combinazione di fattori: da una parte abbiamo la crescente richiesta da parte delle imprese, complice il ricambio generazionale che si impone al loro interno. Dall’altra c’è una carenza di giovani professionisti, sia per motivi di carattere demografico che per orientamento scolastico».

Cosa fare dunque per tentare di contenere la portata del disallineamento? «È decisiva la conoscenza reciproca tra mondo della formazione e della produzione: solo recependo le reciproche necessità è possibile offrire opportunità occupazionali concrete ai ragazzi che frequentano le scuole secondarie superiori» rimarca Galli.
Un altro canale di avvicinamento tra giovani e comparto produttivo è l’alternanza scuola-lavoro, «che consente a molti ragazzi di scoprire e apprezzare ciò che offre la provincia dal punto di vista occupazionale». «Chiudo ricordando chel’occupazione in provincia garantisce stabilità nel momento in cui domanda e offerta si incontrano: basti pensare che a dicembre 2018 i lavoratori con contratto a tempo indeterminato rappresentavano l’89,88% del totale con un incremento percentuale pari allo 0,5% rispetto a dicembre del 2017. In flessione il tempo determinato (- 4,08%)». Bene anche l’occupazione giovanile (+5,12% dei giovani di età compresa tra 18 e 25 anni nel 2018 rispetto al 2017). Tutto, alla fine, torna, perlomeno in tre casi su quattro. Gli altri rimangono un problema da risolvere con urgenza.

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