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Esattamente una notte di 107 anni fa il più grande transatlantico mai costruito fino ad allora dalla mano dell’uomo urtava un iceberg nell’Atlantico. Quella nave, il Titanic, portò con sé negli abissi oltre 1.500 vite. Una tragedia, con la sua forte valenza simbolica, entrata a fare parte dell’immaginario collettivo fino ai giorni nostri. Uno dei massimi studiosi della storia del Titanic è Claudio Bossi, autore di numerosi libri in materia e protagonista di seguitissime conferenze dedicate al più misterioso dei naufragi della storia. A quella vicenda Bossi ha dedicato decenni di studi e ricerche (ha un seguitissimo sito web www.titanicdiclaudiobossi.com e profili social), ma soprattutto passione, trasformatasi nel tempo in una vera e propria ossessione. A lui, gallaratese di nascita – oggi vive a Oggiona Santo Stefano – abbiamo chiesto di aiutarci, in occasione di questo anniversario, a rispolverare il mito che ancora circonda il Titanic. Ma anche di ricordarci l’importanza di non dimenticare una tragedia che, dopo tanti anni, ci tocca ancora dal profondo dell’oceano.

La notte tra il 14 e il 15 aprile affondava il transatlantico più famoso della storia. Perché è importante ricordare ancora oggi la tragedia del Titanic?
Quella del Titanic è stata ed è la tragedia che maggiormente rimane impressa nell’immaginario collettivo. Non fu il più grande disastro marittimo eppure quella vicenda non smette mai di affascinare e incuriosire. A colpire fu sicuramente il fatto che dai passeggeri di terza classe su fino ai milionari, tutti gli strati sociali erano rappresentati: in mezzo all’oceano, con la nave che affondava, i milioni degli uni valevano quanto le tasche bucate degli altri. Una vicenda da sempre tra le storie più epiche, drammatiche e commoventi dei nostri tempi. La tragedia del Titanic fu un monito per l’arroganza e la tracotanza dell’essere umano, valori che, ahimè, si riscontrano anche nella attuale società.

Claudio Bossi (foto @BBRUNO)

Quali sono i misteri che il Titanic si è portato in fondo all’Atlantico?
Solo questa domanda richiederebbe molto spazio per dare una risposta. Dico che ho raccolto materiale a sufficienza per scriverne addirittura un libro a riguardo (Gli enigmi del Titanic – Enigma Edizioni, 2016; N.d.R). Quali che siano le domande, le risposte, e i misteri, che ruotano intorno alla vicenda del Titanic, rimane il doloroso dato di fatto che, da oltre un secolo, la nave giace nelle profondità dell’oceano. Purtroppo la gente normale e comune conosce del Titanic la sola storia fornita dai diversi film prodotti finora. Le è quasi sempre ignota la conoscenza vera. Così facendo rischia di non capire quali siano i veri motivi ed i segreti che hanno causato guerre ed evoluzioni sociali che hanno prodotto la nostra storia.

C’è ancora molto da scoprire?
La stragrande maggioranza delle persone parte dal presupposto che il Titanic sia affondato in seguito a una collisione con un iceberg e questo fatto ha dominato la storia. Da oltre cento anni nessuno però ha cercato di guardare davvero al dettaglio di ciò che è accaduto oppure al modo in cui sono state gestite le inchieste. Ci sono delle domande che la nebbia del tempo però ha lasciato senza risposta, con il vantaggio che convincenti prove di una scioccante verità cominciano a svilupparsi.

Quando e perché Claudio Bossi si è interessato di Titanic?
E’ dal 1985, in seguito al ritrovamento del relitto, che ho rispolverato la mia vecchia passione per la storia di quella nave e dei suoi passeggeri: ne dovevo sapere, e sapere di più di quello che ne sapevano gli altri, su questa vicenda e ho incominciato ad indagare. Io mi sono sempre chiesto perché ci furono tanti bambini morti di terza classe e il loro numero fu addirittura superiore a quello dei passeggeri maschi di prima classe sopravvissuti. Allora la vecchia regola “Prima le donne e i bambini” non è stata rispettata! Ecco, questa differenziazione sociale, che è la caratteristica predominante della vicenda del Titanic, è stato il movente che mi indotto ad occuparmi e scrivere di questa storia.

Lei fa molte conferenze in giro per l’Italia e anche all’estero. Perché secondo lei il Titanic ha questa presa sulla gente dopo tanti anni?
Alcune persone mi hanno scritto che le mie conferenze, realizzate con estremo rigore storico, sono ricche di pathos. Ciò fa sì che la vicenda della celebre nave, già famosa in tutto il mondo, viene scandagliata nei più profondi recessi delle storie piccole e grandi delle persone che vi erano a bordo, riportando così alla luce una storia reale e palpitante di vita che ha emozionato milioni di individui.

Il film di Cameron. Lo ha visto? È fedele come ricostruzione storica (peripezie d’amore a parte)? Ha fatto bene o male alla diffusione della “cultura del Titanic”?
Sicuramente ho visto il film e la ricostruzione storica è molto attendibile. Cameron, che è un “innamorato” del Titanic, ha dato un ulteriore impulso, semmai ce ne fosse bisogno, a questa vicenda. Quello che mi dispiace è che quando chiedo a un giovane “cos’è il Titanic?” non di rado mi sento rispondere che è il Titanic un film e non un triste fatto accaduto oltre un secolo fa…

C’erano italiani a bordo, anche varesini. Chi erano?
Gli italiani a bordo, da me certificati, erano 40, di cui 31 camerieri, quindi personale di bordo, e i rimanenti 9 erano passeggeri. Questi camerieri prestavano i loro servizi al Ristorante A’ la Carte di prima classe, gestito dal manager, italiano egli stesso, Gaspare Antonio Pietro Gatti. Gatti era l’abile gestore di quell’angolo di ricchezza e fu lui ad arruolare personalmente i migliori camerieri, anche tra i nostri connazionali, ed essere stati scelti dal Gatti per servire sul Titanic voleva dire avere in mano una carriera ben sicura. Inoltre, per quelli più bravi, c’era anche la possibilità di venire notati da qualche milionario americano che li assumesse poi per una delle proprie dimore, con tutti gli agi che un simile lavoro poteva comportare. Il Gatti volle assumere a tutti i costi professionisti di alto livello e di cui già conosceva le capacità. Decise così di ingaggiare perlopiù giovani che avevano intrapreso una brillante carriera nei migliori ristoranti di Londra. Sul ponte delle scialuppe nei concitati momenti dell’abbandono nave tra quelli con giacca e pantaloni neri, grembiule bianco, c’erano anche i camerieri italiani, però il loro turno per l’accesso alle barche di salvataggio fu consentito solo dopo quello degli altri passeggeri, quindi il personale di bordo fu ben lontano da effettive possibilità di salvezza.

Che cosa cercavano su quella nave? Cosa si aspettavano dal Titanic?
Dei nostri connazionali passeggeri sappiamo che, per cercare di guadagnarsi la “pagnotta”, ad un certo punto della loro esistenza, avevano sentito forte l’attrattiva di potersi fare una nuova vita in America; Ciò che non ho detto è che solo tre, che viaggiavano in seconda classe, si salvarono dal naufragio. Riuscì a portare a casa la pelle un attempato signore abruzzese, tale Luigi Finoli. A farcela fu anche l’unica donna Argene Genovesi. Ce la fece anche l’unico varesino che era bordo della nave “più bella e più lussuosa del mondo”: Emilio Portaluppi di Arcisate.

Che progetti ha Claudio Bossi per il futuro?
Dal punto di vista editoriale è uscito, proprio nei giorni scorsi un libro scritto dell’amica Patrizia Rossetti, La leggendaria cucina del Titanic (Macchione Editore), di cui ho curato prefazione, quarta di copertina e prestato assistenza storica. E’ previsto, per gli inizi dell’estate La numerologia del Titanic (Enigma Edizioni), un libro dai temi esoterici scritto con l’amica Ada Piccaluga. Sto ultimando, per conto di Macchione Editore, la stesura di una monografia dedicata proprio al nostro varesino Emilio Portaluppi. Ma di questo è ancora prematuro anticiparne. Poi sono impegnato nei miei tour di conferenze (invito per rimanere aggiornati a collegarsi al mio sito web www.titanicdiclaudiobossi.com) e infine i “soliti” impegni televisivi e radiofonici.

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