Basket, il duello e il commento. Tra Ponti e Rasizza scegliamo… Toto Bulgheroni

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Toto Bulgheroni nel parterre del palazzetto per il Trofeo Garbosi
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«Ponti detta le condizioni: “Pronto a rientrare in un CdA con pieni poteri e con Bulgheroni”». «Rasizza risponde a Ponti: “Io non detto condizioni. Ci preoccupiamo di trovare sponsor. Tutto il resto è noia”». «Ponti scrive a Rasizza: “La Pallacanestro Varese non è mai noia“».
Sono i titoli degli ultimi tre giorni della Prealpina tra twitter (la risposta di Rasizza è arrivata tramite un cinguettio), vecchi o nuovi patti del selfie e lettere aperte che si susseguono coinvolgendo Gianfranco Ponti – finanziatore del vivaio e possibile socio – e lo sponsor della Pallacanestro Varese, il signor Openjobmetis.
Riassumiamo la situazione di scontro ai vertici del club biancorosso (ma sia Bulgheroni che Castelli, ovviamente e saggiamente, tacciono) e aggiungiamo qualche considerazione.

ATTO I
Il terremoto, che all’inizio qualcuno aveva derubricato – sbagliando – a scossa di assestamento, scoppia lo scorso 15 marzo quando la testata giornalistica sportiva di Filippo Brusa su Rete 55, BiancoRossiNews, titola: «Ponti lascia Varese: “In disaccordo con la dirigenza”». «L’imprenditore di Angera e ormai ex responsabile del settore giovanile biancorosso – spiegava BiancoRossiNews – lascia in polemica con alcuni membri del club».
Prima di partire per un viaggio di lavoro negli Stati Uniti che lo terrà lontano da Varese per un mesetto, Gianfranco Ponti rivela anche di aver rifiutato la carica di amministratore delegato della società mercoledì 13 marzo, «non trovandosi in sintonia con la maggioranza della dirigenza». Oltre a garantire un finanziamento di 250 mila euro per il vivaio, l’imprenditore avrebbe dovuto far parte del progetto “Orgoglio Varese” lanciato ad aprile 2018 dal main sponsor Rosario Rasizza per aiutare la Pallacanestro Varese che costa poco più di 4 milioni a stagione. Il consorzio “Varese nel Cuore” del presidente Castelli oggi detiene il 95% delle quote societarie (il 5% è del trust). Orgoglio Varese prevedeva un potenziamento economico e delle ambizioni attraverso l’entrata diretta in società, appunto, di Rasizza, Ponti e altri imprenditori (il patto era: 33% di quote ad Orgoglio, Ponti 15-20% su cui aveva un’opzione). Ps: il cosiddetto “patto del selfie” risale invece allo scorso agosto e tendeva a rappresentare, appunto, in un selfie la sintonia d’azione tra Ponti e Rasizza, affiancati da Castelli.

ATTO II
Gianfranco Ponti, finanziere e imprenditore di Angera nato a Varese 59 anni anni fa e figlio di Vittorio che fu uno dei collaboratori più stretti del Cumenda all’Ignis, fa il suo ritorno al palazzetto domenica scorsa, in occasione delle finali del Trofeo Garbosi. Si intrattiene nel parterre con Attilio Caja, parla con i biancorossi dell’Under 14 vincitori del torneo (li conosce tutti per nome) e con l’allenatore, partecipa alle premiazioni non certo come se stesse per abbandonare la nave ma da padrone di casa del vivaio. In quell’occasione dice di dover ancora parlare con Castelli, presidente del consorzio, prima di prendere qualunque decisione.

ATTO III
La Prealpina di mercoledì lancia un’intervista rilasciata dallo stesso Ponti a Giuseppe Sciascia: questi i punti salienti.
1) «Mi sono dimesso perché non ho condiviso alcune scelte di gestione societaria come la mancata attuazione immediata di un piano di riorganizzazione realizzato da Andrea Conti e Giorgio Pellegatta che avevo appoggiato attivamente: razionalizzando alcuni costi avrebbe portato risparmi per 150mila euro».
2) «La Pallacanestro Varese mi sta a cuore: domenica sarò a Masnago a sostenere la formazione di Caja e a certe condizioni sono disposto a tornare nei ranghi per costruire una squadra e una società più forti».
3) «Aspetto che a giugno si formi il nuovo CdA per valutare se esistono le condizioni per farne parte e per esercitare la mia opzione di acquisto fino al 20 per cento delle quote. Chiedo che il Cda abbia pieni poteri per i prossimi tre anni. La prima condizione, non negoziabile, è che ne faccia ancora parte Toto Bulgheroni, unica figura per me imprescindibile per le sue competenze e la sua capacità di essere punto di riferimento per tutta la città».
4) «Per crescere davvero serve aumentare i ricavi, soprattutto da sponsorizzazione: il vero salto di qualità arriverebbe attraverso un abbinamento di alto livello, diciamo da un milione di euro, a supporto dei partner attuali partendo da Openjobmetis. Sono pronto a rientrare nell’ambito di un azionariato che condivida un progetto ambizioso, non in una società che si avvii verso una politica di piccolo cabotaggio».
5) «Mi occuperò sempre del settore giovanile, per il quale il mio impegno proseguirà a prescindere dagli sviluppi al vertice del club».
Di spalla all’intervista, il caporedattore sportivo della Prealpina Andrea Anzani chiede in un commento: «A quando un altro selfie con Rasizza? Non ci sono certezze sul tavolo di Conti e perdere tempo, per un club dalle risorse non infinite come Varese, può essere fatale in termini di disponibilità dei profili da prendere e di costi. Forza col secondo selfie…»

ATTO IV
Molto semplice e conciso, anche se tagliente e “avvelenato”, Rosario Rasizza risponde a Ponti “cinguettando” via Twitter: «Preferiamo non dettare mai condizioni, non ci interessano posti in CDA, ci preoccupiamo e occupiamo solo di trovare nuovi sponsor da affiancare a noi per sostenere la Pallacanestro Varese. Tutto il resto è noia (Rasizza linka il video su YouTube della canzone di Franco Califano)».

ATTO V
Il duello tra i due finisce ai supplementari con la lettera odierna recapitata a Rasizza sulla Prealpina dallo stesso Ponti, colpito e forse ferito da quel “tutto il resto è noia”.
«Caro Rosario, ti sbagli – scrive Ponti – La Pallacanestro Varese non è noia. La Pallacanestro Varese non è mai noia. È entusiasmo, passione, gioia e talvolta amarezza, conflitto, ma mai noia…
Da trent’anni sono emigrato, per motivi di lavoro e famiglia, preda di facili battute sul nostro disastrato paese, ma posso assicurarti che bastava dire la magica parola “Varese” e i sorrisi di scherno diventavano rispetto: “Varese? Ahhh, basketball”…
Ieri, dopo avere letto il sagace trafiletto del caporedattore della Prealpina, ti ho chiamato suggerendoti di fare un comunicato congiunto per confermare il nostro comune obiettivo di rendere ancora Varese una delle capitali del basket e così smorzare la sapiente provocazione. Hai preferito comunicare solitario sui social.
Rispetto la tua scelta ma non la condivido.
Non ne condivido i toni e nemmeno il contenuto: certamente la tua società ha fatto molto per la Pallacanestro Varese ma altrettanto o forse ancor di più ha fatto la Pallacanestro Varese per la tua società non solo in termini di comunicazione ma anche associandola ai nostri straordinari valori sportivi ed etici.
Comunque, sperando che questa nostra discussione pubblica generi un valore positivo per il basket cittadino, ti confermo la mia stima e resto in attesa della finalizzazione degli accordi passati ed attuali tra te, il Consorzio e la Pallacanestro Varese per poter poi lavorare tutti insieme in un’unica direzione».

CONSIDERAZIONI
Odiamo i moralismi e le cose non dette, meglio un po’ di turbolenza se serve a fare chiarezza.
E noi per chiarezza intendiamo questo: non si deve stare assieme a dispetto dei santi, se magari non ci si sopporta e non ci si fida uno dell’altro o non esiste la stessa linea comune; ha senso invece farlo quando esiste un rapporto schietto, diretto, leale e di stima anche nei momenti di divisione. Quindi riteniamo, a differenza di molti e forse a torto, che Ponti e Rasizza non debbano chiudere un occhio e continuare sulla stessa barca se non esiste qualcosa di vero e forte che li unisce (un progetto, un collante, una rivincita, l’amore per la Pallacanestro Varese). Compromessi e mezze misure alla lunga portano comunque al pettine i problemi e li ingigantiscono con conseguenze ancor più gravi.
Aggiungiamo due cose.
Primo: qualche settimana fa abbiamo incrociato Toto Bulgheroni al Campus, dove ha gli uffici e ogni mattina fa colazione, e abbiamo trovato un leone un po’ in gabbia e un po’ affamato. In gabbia perché stava lottando con ogni forza perché la Pallacanestro Varese non rimanesse imprigionata dall’incertezza e dalla ristrettezza: aveva in programma incontri (alcuni li aveva già avuti) con possibili nuovi amici vicini ma anche molto lontani  e, soprattutto, aveva un gran voglia e uno spropositato amore verso quella che continua a considerare una sua creatura. Non facciamogliela e non fategliela passare: pensiamo e pensate a lui, un padre di questa società ma anche un padre del basket e non solo (non è detto che qualcuno saggio e avveduto prima o poi non pensi a lui per guidare lo sport italiano); pensiamo e pensate a quello che ha fatto e farebbe lui per la Pallacanestro Varese prima di compiere qualunque mossa.
Secondo: il pubblico biancorosso ama la sincerità e la verità, per quanto dura possa essere. E giudica i suoi dirigenti con questa “lente” di trasparenza, nettezza, chiarezza. Chi lo è e chi dimostra di agire pensando prima alla società che a se stesso è apprezzato, perdonato e amato.
Prendiamo Renzo Cimberio: anche quando diceva cose che magari non avrebbe voluto o dovuto dire, lo faceva con un unico fine: difendere la Pallacanestro Varese, sferzarla e spronarla; creava entusiasmo o feriva le sue truppe per renderle più forti; attaccava il nemico per togliere la squadra dal mirino. Qualunque cosa detta o fatta da Cimberio veniva detta o fatta per un amore o una passione superiori. Chi farà come lui, qui non sbaglierà mai anche quando dovesse commettere un errore.
Ps: se mai affiorasse l’idea, risparmiateci un selfie domenica al palazzetto. Prima battiamo Pesaro, Pistoia e Bologna, poi ripensiamo ai clic e ai tweet.

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