Non è un fenomeno di qualche mese, ma si è insinuato nel centro di Busto - come accaduto in altre città - da anni. Con ragazzini e ragazzine che si trasformano in bulli capaci di far vivere momenti da incubo e a volte di tormentare ben più a lungo. Dopo i due episodi ai danni di altrettanti giovanissimi in centro (LEGGI QUI E QUI) ci racconta la sua storia una mamma.
La figlia - che chiameremo Anna, nome di fantasia - frequentava le scuole medie ormai diversi anni fa, quando si è trovata al centro delle attenzioni di una baby gang al femminile. Sue coetanee che giravano in centro, sempre nell'area di piazza Garibaldi, e l'hanno presa di mira. Non aveva fatto loro nulla, non frequentavano la stessa scuola: è stata designata come loro vittima all'improvviso senza un perché, anche se un perché non esiste mai. Un bullismo fatto di minacce, insulti, appostamenti, e anche con una variazione sul tema non meno pesante: quella social - che è diventata ormai parte integrante nelle vite, nel bene ma anche nel male - arrivando alla creazione di un finto profilo.
Sono trascorse settimane terribili per Anna, che si è trovata ad esempio a cercare rifugio in un negozio e ha fatto chiamare la mamma per riuscire a tornare a casa, più di una volta. «Ed è un consiglio che do ai ragazzi che si trovassero in situazioni simili - racconta la madre - entrate subito in un locale pubblico, da lì potete chiedere aiuto». Cavarsela da soli, anche solo pensare di tirar fuori il telefono per dare l'allarme, può attirare altri strali e conseguenze peggiori.
La paura era tale che Anna non usciva più di casa, ma la forza è stata il dialogo con i suoi. La mamma ha cercato di convincerla a farlo con un'amica, peròil terrore era troppo forte: quello di trovarsi addosso il branco, senza una ragione, e senza capire fino a quanto questo si potesse spingere. Parlare con le madri delle bulle? I familiari di Anna osservano come queste si comportano già sui social e capiscono che non è la via: c'è un profondo disagio dietro. Presentare denuncia contro ragazzine così piccole? Se la persecuzione fosse andata avanti, probabilmente sì, ma intanto la famiglia di Anna prende una decisione, riesce a incontrare le giovanissime e con fermezza dice: oggi ci siamo qui noi, ma domani arriveranno la polizia e i servizi sociali.
Tutta la strafottenza di queste adolescenti va in fumo.
L'incubo, almeno per Anna, si interrompe, anche se poi la paura fa fatica ad allontanarsi e per fortuna lei ha una famiglia amorevole, amici che la aiutano, ma non per tutti è così. Oggi Anna è una ragazza meravigliosa e consapevole, che sta facendo la sua strada nel mondo, lontano da quell'incubo. La madre ha seguito il dibattito di questo periodo ed è convinta: «Con le sole denunce purtroppo le vittime saranno vittime ancora perché a scuola, in giro, sono sole e il branco si vendica. L'unico modo è toccare il portafoglio dei genitori e far svolgere lavori utili per la comunità, i più umili, a questi ragazzi. Tanto da minorenni non si può fare altro. Credo sia l'unica strada. Percorsa in modo preciso e costante però: dalle 5 alle 7 pulizie, alle 8 a scuola. Poi sabato e domenica mattina ancora. Non ultimo il pignoramento per gli adulti di auto o quant'altro: vedi poi come fanno rigare dritto i figli loro stessi».
È fondamentale perché una passeggiata pomeridiana di ragazzini tranquilli in centro possa svolgersi in serenità, e senza angoscia da parte dei genitori. Ma attenzione, lo è anche per quei bulli che oggi a 11, 12 anni magari si comportano così e che cosa diventeranno domani? Purtroppo, la mamma di Anna ha incrociato alcune di quelle ragazze pochi anni dopo: la loro vita è diventata ancora più triste.