Michelangelo Rampulla, ex portiere, allenatore di calcio, è ricordato oltre che per le sue spettacolari parate anche per essere stato il primo portiere a realizzare un gol su azione in Serie A nel campionato 1991-92 con la maglia della Cremonese.
Nato il 10 agosto 1962 in provincia di Messina, è il padre Cecco a trasmettergli la passione per il calcio iscrivendolo al settore giovanile della squadra del suo paese. Parte come centravanti, ma è sempre il papà a convincerlo a indossare i guantoni da portiere: proprio da estremo difensore Rampulla emerge giocando a 16 anni in Promozione e l’anno successivo in serie D sempre con la maglia della Pattese.
Dal 1980 all'83 gioca nel Varese in serie B dove colleziona 96 presenze per poi passare al Cesena, quindi alla Cremonese dal 1985 al 2002 e trasferirsi l’anno successivo alla Juventus. Terminata la carriera sul campo, inizia quella di allenatore dei portieri di Juventus, Salernitana e Siena. Dal 2012 al 2015 va in Cina con Marcello Lippi ad allenare i portieri del Guangzhou e dal 2016 al 2019 quelli della nazionale cinese.
Michelangelo, iniziamo dai tuoi ricordi a Varese.
Ricordi bellissimi e non potrebbe essere altrimenti. Avevo 18 anni e nella Città Giardino ho iniziato la mia carriera da professionista grazie al direttore sportivo di allora Beppe Marotta che assieme a Gigi Piedimonte mi offrì la possibilità di fare il terzo portiere in prima squadra e il titolare della Primavera. Poi, in una partita di Coppa Italia, si infortuna l’allora titolare Nino Trapani e cosi la partita successiva ero in panchina con il numero 12. Titolare era diventato Enrico Nieri che purtroppo fece un esordio poco fortunato alla prima giornata di campionato incassando quattro gol a Foggia.
E così arriva l'esordio in prima squadra con il Varese di Fascetti.
La domenica successiva, era il 21 settembre 1980, Eugenio Fascetti mi fa esordire a Masnago contro il Milan che era retrocesso per il calcio scommesse, con il quale pareggiamo 0 a 0 e così in tre mesi mi sono ritrovato da giocare a calcio nel mio paese a incontrare i rossoneri che vedevo in televisione. Il periodo a Varese è stato bellissimo, sia con Fascetti che con il presidente Colantuoni, sia con la tifoseria che con i compagni di squadra. Poi a Varese mi sono sposato ed è nata mia figlia. Al tempo vivevo a Gazzada Schianno, un posto bellissimo.
Sei ancora in contatto con i tuoi compagni del Varese di allora?
Certo, abbiamo un gruppo WhatsApp con l’amico Giampiero Scaglia, con Limido, Salvadé, Di Giovanni giusto per fare alcuni nomi e poi sono sempre in contatto con Beppe Marotta.
Tutti ricordano il tuo gol in Serie A da portiere: ci racconti come andò?
Sono passati tanti anni ma ogni tanto ci ripenso ancora. Giocavo nella Cremonese ed affrontavamo l'Atalanta, eravamo oltre il novantesimo in pieno recupero e sotto di un gol. C’è una punizione per noi, sento che posso fare qualcosa, parto e vado in area bergamasca. Il mio mister Giagnoni si sbraccia, ma non ha tempo di farmi la "classica cazziata" perché su un cross del mio compagno Chiorri entro di testa e faccio gol.
Com'è stata invece la tua esperienza dall'altra parte del mondo in Cina?
Molto formativa e importante perché con Marcello Lippi si impara sempre. E’ stato un momento significativo perché i cinesi stavano iniziando a seguire il calcio e andavano in tanti a vedere le partite e perché in campo c'erano tanti campioni provenienti dell'Europa. Per loro era un grande spettacolo. Con la Nazionale abbiamo mancato di un soffio la qualificazione dei Mondiali in Russia. In Cina c’è passione calcistica e voglia di studiare la storia del calcio e la sua evoluzione, devono però investire ancora tanto nel settore giovanile.
Un consiglio per i giovani che oggi vogliono fare il portiere?
Essere alti aiuta tanto, come saper giocare bene anche con i piedi, e poi bisogna avere carattere per trasmettere sicurezza ai compagni e, se si sbaglia, non demordere mai. Se sbaglia un attaccante non succede nulla, ma il portiere verrà sempre ricordato per l’errore. E’ la dura legge del calcio che, però, è uno sport meraviglioso in continua evoluzione sia sotto l’aspetto fisico che atletico.
Da siciliano il tuo mito era Pietro Anastasi?
Certo, poi ero anche tifoso juventino. Ricordo che da bambino fu mio padre a farmelo conoscere e fu come toccare il cielo con un dito. A Varese ho avuto il piacere di incontrarlo e di frequentarlo: era molto legato alla Sicilia, dove passava le ferie estive e spesso si vedeva con mio padre e mio fratello. Aveva un forte legame con la sua terra, come il sottoscritto. Conservo un gran bel ricordo di Pietro e colgo l’occasione anche per salutare la moglie e i figli che vivono a Varese.
Raccontaci qualcosa di Beppe Marotta.
Ci allenavamo spesso a Vedano Olona e agli allenamenti partecipare anche Beppe per tenersi in forma. Ricordo che finiti gli allenamenti e la partitella mi faceva andare in porta perché voleva allenare il suo piede sinistro. Devo dire che aveva un bel mancino.
Di cosa ti occupi adesso?
Vivo a Paestum con mia moglie, sono nello staff del mio amico e compagno Paulo Sousa aspettando nuovi sviluppi. Intanto dopo tanto girovagare voglio godermi questo luogo meraviglioso.
Ti manca il calcio?
E’ stata la mia vita, certo che mi manca: nel frattempo mi tengo aggiornato e vedo le partite, aiuto mia moglie e in attesa di programmi futuri saluto tutti gli amici di Varese. Alla prima occasione verrò a visitare la città e il suo magnifico territorio.